archivio Papa Francesco, letture consigliate e articoli 

INCOMINCIARE DAL DISCORSO DI FIRENZE PER CAMMINARE SUL SICURO, NON SULLE IDEE.

DISCORSO DI FRANCESCO ALLA CEI

I POVERI NON SONO NUMERI MA PERSONE

DISCORSO DI FRANCESCO ALLA CARITAS INTERNATIONALIS

 

DOBBIAMO FARCI DOMANDE SCOMODE PER DIVENTARE ADULTI CON L'NQUIETUDINE NEL CUORE

Il  Papa risponde alla domanda di un giovane:                    Santo Padre buongiorno! mi chiamo Adriano Tibaldi, frequento l’ultimo anno dell’IB Diploma Programma al San Carlo: in questi mesi mi sto preparando per gli esami finali e insieme sto verificando le possibilità per il mio futuro: quale università fare? Dove? Vengo da una famiglia con mamma americana e papà italiano. In questi anni al San Carlo ho potuto fare tante esperienze di volontariato: lo scorso anno ho trascorso qualche settimana in Perù con alcuni miei compagni in una missione. Ho visto con i miei occhi la povertà estrema, bimbi ed intere famiglie senza una casa. Ho conosciuto tre ragazze della mia età che hanno subito violenza dai padri o da sconosciuti e sono diventate madri. Ho sentito storie di ragazzi che venivano sequestrati dalle loro famiglie, uccisi e deprivati dei loro organi in cambio di un paio di dollari. Mi ha colpito molto quell’esperienza e mi domando: Perché Dio sembra fare preferenze? A noi, a me, ai miei amici ci dà una vita meravigliosa e ad altri no... Su questo tema cosa possiamo fare noi di concreto? Noi che ci prepariamo alla vita, che scegliamo le università migliori nel mondo? E cosa può fare una scuola? Grazie.

RISPOSTA :                    Grazie a te. “Perché Dio sembra fare preferenze?” E’ una bella domanda la tua. Io le domande le conoscevo, le ho scritte qui, e prendo qualche idea per rispondere. Ma, prima di tutto, ti dirò una cosa che non ho inventato io, una cosa che diceva il grande Dostoevskji: perché soffrono i bambini? Ci sono domande che non hanno né avranno risposte e dobbiamo abituarci a questo. Qualcuno di voi che vuole avere risposte preconfezionate va sulla strada sbagliata, finirà per sbagliare e la sua vita sarà sbagliata, perché le risposte preconfezionate non servono, sono come l’aria condizionata in una stanza. Ti dico questo per tranquillizzare il tuo cuore, ma il tuo cuore ancora chiede: perché, perché? Cerca la risposta e ci sono cose che non hanno risposta. Pensa ai bambini quando incominciano a crescere e vedono il mondo e non capiscono e incomincia quello che la gente chiama “l’età del perché”. I bambini o si spaventano o hanno dubbi e guardano papà e mamma e dicono: ma perché, perché? e quando il papà o la mamma comincia a spiegargli, subito aggiungono un altro perché, non ascoltano la risposta. Questa cosa che tutti noi possiamo vedere nei bambini, e che anche noi abbiamo fatto da bambini, ci fa capire che la vera risposta che cerca un bambino con i perché non è quello che dice il papà o la mamma, ma lo sguardo del papà e della mamma. E’ tanta l’insicurezza del bambino che ha bisogno dello sguardo del papà e della mamma, e quello gli dà forza per andare avanti. E questa non è una risposta preconfezionata. Lo sguardo di un uomo che è diventato papà, di una donna che è diventata mamma non si compra nei magazzini. E’ la grandezza della fecondità che ti fa crescere e le domande che non hanno risposte vi faranno crescere nel senso del mistero. “Perché Dio sembra fare delle differenze?”, è una bella domanda, ripetetela sempre: ma perché, perché? E crescere con questo perché, insoddisfatto, senza una risposta preconfezionata. Avete capito questo o no? O dovete domandare “perché, perché?” un’altra volta? Un’altra cosa voglio dirvi. Perché Dio sembra fare preferenze… Io vi dirò un’altra cosa: le differenze le facciamo noi. Noi siamo artefici delle differenze. Perché oggi nel mondo ci sono tanti affamati? Perché Dio fa questa differenza? No! La fa questo sistema economico ingiusto dove ogni giorno ci sono sempre più meno ricchi, ma con tanti soldi, e sempre più tanti poveri, ma senza nulla! Siamo noi con un sistema economico ingiusto a fare la differenza, a fare che i bambini siano affamati! Qualcuno potrebbe dirmi: “Papa, non sapevo che Lei fosse comunista”! No! Questo ci ha insegnato Gesù, e quando noi andremo lì, davanti a Gesù, lui ci dirà: grazie, perché ero affamato e mi hai dato da mangiare. E a coloro che con questo sistema uccidono di fame i bambini e la gente, dirà: tu vattene, perché ero affamato non mi hai guardato. Ci fa bene confrontarci con questo “protocollo” sul quale noi saremo giudicati: Matteo 25. Noi facciamo le differenze. Sono sicuro che tutti voi volete la pace. “E perché ci sono tante guerre?” Ad esempio, nello Yemen, in Siria, in Afghanistan. Perché? Se loro non avessero le armi, non farebbero la guerra. Ma perché fanno una guerra così crudele? Perché altri Paesi vendono le armi, con le quali ammazzano i bambini, la gente. Siamo noi a fare le differenze! E questa cosa voi dovete dirla chiaramente, in faccia, senza paura. E se voi giovani non siete capaci di fare queste domande, di dire queste cose, non siete giovani, manca qualcosa nel cuore che ti faccia “ribollire”. Hai capito? Siamo noi a fare le differenze. Sia con i sistemi economici ingiusti, sia costruendo le armi perché gli altri si ammazzino. Sulla coscienza di un popolo che fabbrica le armi e le vende c’è la morte di ogni bambino, della gente, c’è la distruzione delle famiglie. L’altro giorno ho letto su L’Osservatore Romano che ci sono nel mondo - se non sbaglio- oltre 900 milioni di mine antiuomo. Sono state seminate e dopo una guerra, il povero contadino che va a lavorare la terra, finisce morto o mutilato perché ne esplode una. Dio ha fatto questo? No, noi l’abbiamo fatto, coloro che hanno fabbricato le mine. Al Sinodo sui giovani c’era un giovane ingegnere che raccontò la sua storia. Laureato, cominciò a cercare lavoro e inviava dei curricula, lo chiamavano… Alla fine si è presentato a un concorso e ha vinto… Una grande industria. Ma era un’industria che costruiva anche delle armi e lui doveva essere ingegnere nella fabbrica delle armi. E questo ragazzo che voleva sposarsi, che voleva andare avanti, che era felice per il lavoro, ha detto: no, io non do la mia intelligenza e le mie mani a realizzare cose che uccideranno gli altri. Questi sono i giovani coraggiosi di cui noi abbiamo bisogno.  
Riassunto. Dobbiamo farci sempre queste domande scomode. Ci sono domande che non avranno mai risposta, ma facendo le domande noi cresceremo e diventeremo adulti con l’inquietudine nel cuore. E poi essere coscienti che siamo noi a fare le differenze. E qualcuno potrebbe dirmi: “Lei ha parlato della Siria, dello Yemen, dell’Afghanistan, di queste guerre…” Parliamo della scuola, nella tua classe, quando arriva un bambino, un ragazzo che non sa giocare, chi è che inventa e organizza il bullismo? E’ Dio? Siete voi! E ogni volta che voi fate bullismo su un ragazzo, su un vostro compagno, ogni volta voi fate con questo gesto una dichiarazione di guerra. Tutti noi abbiamo dentro il seme della distruzione degli altri. State attenti perché abbiamo sempre quella tendenza a fare delle differenze e arricchirci dalla povertà degli altri. Mi viene di dirti questo, perdona se mi sono appassionato un po’ ma questo mi fa “ribollire”!

«GENERARE STUPORE»

La nostra missione […] non è determinata particolarmente dal numero o dalla quantità di spazi che si occupano, ma dalla capacità che si ha di generare e suscitare cambiamento, stupore e compassione; dal modo in cui viviamo come discepoli di Gesù, in mezzo a coloro dei quali noi condividiamo il quotidiano, le gioie, i dolori, le sofferenze e le speranze (cfr. Gaudium et Spes, 1). […] Ricordiamo Benedetto XVI: “La Chiesa cresce non per proselitismo, ma per attrazione, per testimonianza”. […] Il problema non è essere poco numerosi, ma essere insignificanti […]. La preoccupazione sorge quando noi cristiani siamo assillati dal pensiero di poter essere significativi solo se siamo la massa e se occupiamo tutti gli spazi. Voi sapete bene che la vita si gioca con la capacità che abbiamo di “lievitare” lì dove ci troviamo e con chi ci troviamo. Anche se questo può non portare apparentemente benefici tangibili o immediati (cfr. Evangelii gaudium, 210). Perché essere cristiano non è aderire a una dottrina, né a un tempio, né a un gruppo etnico. Essere cristiano è un incontro, un incontro con Gesù Cristo.

Papa Francesco, Cattedrale di Rabat (Marocco), 31 marzo.

«DIO SI FA SEMPRE PRESENTE NELL’UMANO. AMIAMO LA CHIESA ANCHE QUANDO SCORGIAMO SUL SUO VOLTO LE RUGHE DELLA FRAGILITÀ E DEL PECCATO»

Dio si fa sempre presente nell’umano. Lo ha fatto la prima volta nell’incarnazione del Verbo, totale, ma Lui è presente anche nelle tracce che lascia nell’umano. Uguale all’incarnazione del Verbo – indivisa et inconfusa –, è lì (Al predicatore degli Esercizi spirituali, 15 marzo).
Due coppie di fratelli – Simone e Andrea insieme a Giacomo e Giovanni – stanno svolgendo il loro lavoro quotidiano di pescatori. […] Come nella storia di ogni chiamata, anche in questo caso accade un incontro. Gesù cammina, vede quei pescatori e si avvicina… È successo così con la persona con cui abbiamo scelto di condividere la vita nel matrimonio, o quando abbiamo sentito il fascino della vita consacrata: abbiamo vissuto la sorpresa di un incontro e, in quel momento, abbiamo intravisto la promessa di una gioia capace di saziare la nostra vita. Così, quel giorno, presso il lago di Galilea, Gesù è andato incontro a quei pescatori, spezzando la «paralisi della normalità» (Omelia nella XXII Giornata Mondiale della Vita Consacrata, 2 febbraio 2018). E subito ha rivolto a loro una promessa: «Vi farò diventare pescatori di uomini» (Mc 1,17). […] Il desiderio di Dio, infatti, è che la nostra vita non diventi prigioniera dell’ovvio, non sia trascinata per inerzia nelle abitudini quotidiane e non resti inerte davanti a quelle scelte che potrebbero darle significato. Il Signore non vuole che ci rassegniamo a vivere alla giornata pensando che, in fondo, non c’è nulla per cui valga la pena di impegnarsi con passione e spegnendo l’inquietudine interiore di cercare nuove rotte per il nostro navigare. […] Penso anzitutto alla chiamata alla vita cristiana, che tutti riceviamo con il Battesimo e che ci ricorda come la nostra vita non sia frutto del caso, ma il dono dell’essere figli amati dal Signore, radunati nella grande famiglia della Chiesa. Proprio nella comunità ecclesiale l’esistenza cristiana nasce e si sviluppa, soprattutto grazie alla Liturgia, che ci introduce all’ascolto della Parola di Dio e alla grazia dei Sacramenti; è qui che, fin dalla tenera età, siamo avviati all’arte della preghiera e alla condivisione fraterna. Proprio perché ci genera alla vita nuova e ci porta a Cristo, la Chiesa è nostra madre; perciò, dobbiamo amarla anche quando scorgiamo sul suo volto le rughe della fragilità e del peccato, e dobbiamo contribuire a renderla sempre più bella e luminosa, perché possa essere testimonianza dell’amore di Dio nel mondo (Messaggio per la Giornata Mondiale di Preghiera per le Vocazioni, 31 gennaio).

OMELIA DEL PAPA NELLA SOLENNITÀ DI MARIA MADRE DI DIO (1 GENNAIO 2019)

 

il Papa
negli
emirati
arabi
«IL METODO DI DIO: METTERE IN GIOCO LA PROPRIA CARNE»
 NON SI ANNUNCIA CRISTO CON LA PROPAGANDA, AZIONI DI PROSELITISMO O TECNICHE AZIENDALI, MA METTENDO IN GIOCO LA PROPRIA CARNE, CIOÈ LA PROPRIA VITA CON LA TESTIMONIANZA. QUESTO È IL METODO DEL CRISTIANESIMO, IL METODO CHE DIO USA .

 Omelia a Santa Marta, 30 novembre.

Annunciare Gesù Cristo per i discepoli dei primi tempi e anche di questo tempo non è un lavoro di pubblicità: fare pubblicità per una persona molto buona, che ha fatto del bene, ha guarito tanta gente e ci ha insegnato cose belle. L’annuncio non è pubblicità, neppure è proselitismo. […] Che cosa è l’annuncio di Cristo […]? Si tratta prima di tutto, di essere inviato, ma non come il capo di una ditta a cercare nuovi soci, bensì come inviato alla missione. E il segnale proprio, che uno è inviato alla missione è quando entra in gioco la propria vita: l’apostolo, l’inviato, che porta avanti l’annuncio di Gesù Cristo lo fa a condizione che metta in gioco la propria vita, il proprio tempo, i propri interessi, la propria carne. E c’è un detto che può spiegare, un detto comune detto da gente semplice della mia terra, che dice: “per fare questo ci vuole mettere la propria carne sulla griglia”. La questione è mettersi in gioco e questo viaggio di andare all’annuncio rischiando la vita – perché io mi gioco la mia vita, la mia carne – ha soltanto il biglietto di andata, non del ritorno. […] Annuncio di Gesù Cristo con la testimonianza dunque. […] È un metodo proprio del cristianesimo. Chi lo ha inventato? Forse san Pietro o sant’Andrea? No, Dio Padre, perché è stato il proprio metodo per farsi conoscere: inviare il suo Figlio in carne, rischiando la propria vita.

LA CHIESA NON CRESCE PER EVENTI MA PER ATTRAZIONE, NON INCIDE NELLA STORIA CON OPERE SPETTACOLARI MA ATTRAVERSO LA TESTIMONIANZA.


«Il Signore ci aiuta a non cadere nella tentazione della seduzione: “Noi vorremmo che la Chiesa si vedesse di più; che cosa possiamo fare perché si veda?”. Ma con questo atteggiamento di solito si cade in un Chiesa degli eventi […] Così diventa un susseguirsi di spettacoli. Invece la Chiesa cresce per testimonianza, per preghiera, per attrazione dello Spirito che è dentro gli eventi. […] Lo stesso Gesù è stato tentato dalla seduzione dello spettacolo: “Ma perché tanto tempo per fare la redenzione? Fa’ un bel miracolo. Buttati dal tempio e tutti verranno, vedranno e crederanno in te”. Ma il Signore […] ha scelto la via della predicazione, della preghiera, delle opere buone che Lui faceva, della croce, della sofferenza […] perché la Chiesa cresce anche con il sangue dei martiri, uomini e donne che danno la vita» (Francesco, Omelia a Santa Marta, 15 novembre).

messaggio per la giornata mondiale della poverta'

QUESTO POVERO GRIDA E IL SIGNORE LO ASCOLTA

PAPA FRANCESCO E IL SINODO DEI VESCOVI:

paolo Vi e oscar romero ora santi
o tutto o niente: Gesù da tutto e chiede tutto:

«Le nuove generazioni vorrebbero incontrare più testimoni dell’Assoluto. Il mondo attende il passaggio dei santi» (Paolo VI)

LINK ALL'OMELIA DEL PAPA


PAPA FRANCESCO: LA SANTITÀ CHE DIO COMPIE IN NOI

Non serve la contabilità delle nostre virtù, né un programma di ascesi, una palestra di sforzi personali […] come se la santità fosse frutto della sola volontà. […] Prima ancora che noi esistessimo, Dio c’era e ci amava. La santità è toccare questa carne di Dio che ci precede. […] Le nostre risposte saranno prive di futuro se non raggiungeranno la voragine spirituale che, in non pochi casi, ha permesso scandalose debolezze, se non metteranno a nudo il vuoto esistenziale che esse hanno alimentato, se non riveleranno perché mai Dio è stato così reso muto, così messo a tacere, così rimosso da un certo modo di vivere, come se non ci fosse. […] Non serve puntare solo il dito sugli altri, fabbricare capri espiatori, stracciarsi le vesti, scavare nella debolezza altrui […]. Qui è necessario lavorare insieme e in comunione, certi però che l’autentica santità è quella che Dio compie in noi, quando docili al suo Spirito ritorniamo alla gioia semplice del Vangelo.

(Papa Francesco ai Vescovi di nuova nomina, 13 settembre 2018)

VISITA DEL PAPA IN SICILIA A 25 ANNI DALLA MORTE DI DON PINO PUGLISI

LETTERA DEL SANTO PADRE FRANCESCO AL POPOLO DI DIO:

MESSAGGIO DEI VESCOVI AL POPOLO DI DIO DELLE CHIESE DELL’EMILIA ROMAGNA:

PAPA FRANCESCO:  CHIAMATI ALLA CONVERSIONE


L’unica risorsa della Chiesa e di ciascuno di noi è Gesù presente qui ed ora, una presenza che si lega alla fragilità della nostra carne ed è irriducibile ai nostri peccati.
L’unica nostra forza è la debolezza di Dio che si è fatto carne, questa è “la forza e la debolezza dell’Incarnazione” (Francesco).
Santa Madre Teresa di Calcutta, a un giornalista che le chiedeva quale fosse la prima cosa da cambiare nella Chiesa, rispose: “Lei ed io”. Siamo tutti bisognosi dell'abbraccio della Misericordia di Dio, che solo può vincere il male.
Preghiamo per il Papa e per la nostra conversione, invocando la Misericordia di Dio e immedesimandoci con i contenuti della Lettera di Francesco a tutto il Popolo di Dio, rispondendo all'invito dei Vescovi della nostra Regione Emilia Romagna.

LETTERA DEL SANTO PADRE FRANCESCO AL POPOLO DI DIO:

MESSAGGIO DEI VESCOVI AL POPOLO DI DIO DELLE CHIESE DELL’EMILIA ROMAGNA:

L’UMANITA' FERITA CHE VIENE RISANATA DALL’INCONTRO CON LUI

Dalle parole di Papa Francesco rivolte ai giovani sabato 11 agosto:

Il Vangelo dice che Pietro entrò per primo nel sepolcro e vide i teli per terra e il sudario avvolto in un luogo a parte. Poi entrò anche l’altro discepolo, il quale – dice il Vangelo «vide e credette» (Gv 20,8). È molto importante questa coppia di verbi: vedere e credere. In tutto il Vangelo di Giovanni si narra che i discepoli vedendo i segni che Gesù compiva credettero in Lui.Vedere e credere. Di quali segni si tratta? Dell’acquatrasformata in vino per le nozze; di alcuni malati guariti; di un cieco nato che acquista la vista; di una grande folla saziata con cinque pani e due pesci; dellarisurrezione dell’amico Lazzaro, morto da quattro giorni. In tutti questi segni Gesù rivela il volto invisibile di Dio.

Non è la rappresentazione della sublime perfezione divina, quella che traspare dai segni di Gesù, ma il racconto della fragilità umana che incontra la Grazia che risolleva. C’è l’umanità ferita che viene risanata dall’incontro con Lui; c’è l’uomo caduto che trova una mano tesa alla quale aggrapparsi; c’è lo smarrimentodegli sconfitti che scoprono una speranza di riscatto. E Giovanni, quando entra nel sepolcro di Gesù, porta negli occhi e nel cuore quei segni compiuti da Gesù immergendosi nel dramma umano per risollevarlo. Gesù Cristo, cari giovani, non è un eroe immune dalla morte, ma Colui che la trasforma con il dono della sua

vita. E quel lenzuolo piegato con cura dice che non ne avrà più bisogno: la morte non ha più potere su di Lui.

Cari giovani, è possibile incontrare la Vita nei luoghi dove regna la morte? Sì, è possibile. Verrebbe da rispondere di no, che è meglio stare alla larga, allontanarsi. Eppure questa è la novità rivoluzionariadel Vangelo: il sepolcro vuoto di Cristo diventa l’ultimosegno in cui risplende la vittoria definitiva della Vita. E allora non abbiamo paura! Non stiamo alla larga dai luoghi di sofferenza, di sconfitta, di morte. Dio ci ha dato una potenza più grande di tutte le ingiustizie e le fragilità della storia, più grande del nostro peccato: Gesù ha vinto la morte dando la sua vita per noi. E ci manda ad annunciare ai nostri fratelli che Lui è il Risorto, è il Signore, e ci dona il suo Spirito per seminare con Lui il Regno di Dio. Quella mattina della domenica di Pasqua è cambiata la storia: abbiamo coraggio!

Quanti sepolcri per così dire oggi attendono la nostra visita! Quante persone ferite, anche giovani, hanno sigillato la loro sofferenza “mettendoci – come si dice – una pietra sopra”. Con la forza dello Spirito ela Parola di Gesù possiamo spostare quei macigni e far entrare raggi di luce in quegli anfratti di tenebre

LA CHIESA SENZA TESTIMONIANZA E' SOLTANTO FUMO

Dalle parole di Papa Francesco rivolte ai giovani sabato 11 agosto:

Nell’Apocalisse c’è un passo in cui Gesù dice: “Iobusso alla porta: se voi mi aprite, io entrerò e cenerò con voi”: Gesù vuole entrare da noi. Ma io penso tantevolte a Gesù che bussa alla porta, ma da dentro, perché lo lasciamo uscire, perché noi tante volte, senza testimonianza, lo teniamo prigioniero delle nostre formalità, delle nostre chiusure, dei nostri egoismi, del nostro modo di vivere clericale. E il clericalismo, che non è solo dei chierici, è un atteggiamento che tocca tutti noi: il clericalismo è una perversione della Chiesa. Gesù ci insegna questo cammino di uscita da noi stessi, il cammino della testimonianza. E questo è lo scandalo perché siamo peccatori! non uscire da noi stessi per dare testimonianza.

La Chiesa senza testimonianza è soltanto fumo.

L’OPERA DI DIO NON CONSISTE TANTO NEL “FARE” DELLE COSE,
MA NEL “CREDERE” IN COLUI CHE EGLI HA MANDATO

Dalle parole di Papa Francesco prima dell’Angelus, Domenica, 5 agosto 2018

In queste ultime domeniche, la liturgia ci ha mostrato l’immagine carica di tenerezza di Gesù che vaincontro alle folle e ai loro bisogni.

Nell’odierno racconto evangelico (cfr Gv 6,24-35) la prospettiva cambia: è la folla, sfamata da Gesù, che si mette nuovamente in cerca di Lui, va incontro a Gesù. Ma a Gesù non basta che lagente lo cerchi, vuole che la gente lo conosca; vuole che la ricerca di Lui e l’incontro con Luivadano oltre la soddisfazione immediata delle necessità materiali. Gesù è venuto a portarci qualcosa di più, ad aprire la nostra esistenza a un orizzonte più ampio rispetto alle preoccupazioni quotidiane del nutrirsi, del vestirsi, della carriera, e così via. Perciò, rivolto alla folla, esclama: «Voi mi cercate non perché avete visto dei segni, ma perché avete mangiato di quei pani e vi siete saziati» (v. 26). Così stimola la gente a fare un passo avanti, a interrogarsi sul significato del miracolo, e non solo ad approfittarne. Infatti, la moltiplicazione dei pani e dei pesci è segno del grande dono che il Padre hafatto all’umanità e che è Gesù stesso!

Egli, vero «pane della vita» (v. 35), vuole saziare non soltanto i corpi ma anche le anime, dando il cibo spirituale che può soddisfare la fame profonda. Per questo invita la folla a procurarsi non il cibo che non dura, ma quello che rimane per la vita eterna (cfr v. 27). Si tratta di un cibo che Gesù ci dona ogni giorno: la sua Parola, il suo Corpo, il suo Sangue.

La folla ascolta l’invito del Signore, ma non ne comprende il senso – come capita tante volte anche a noi e gli chiede: «Che cosa dobbiamo compiere per fare le opere di Dio?» (v. 28). Gli ascoltatoridi Gesù pensano che Egli chieda loro l’osservanza dei precetti per ottenere altri miracoli comequello della moltiplicazione dei pani. È una tentazione comune, questa, di ridurre la religione soloalla pratica delle leggi, proiettando sul nostro rapporto con Dio l’immagine del rapporto tra i servi eil loro padrone: i servi devono eseguire i compiti che il padrone ha assegnato, per avere la sua benevolenza. Questo lo sappiamo tutti. Perciò la folla vuole sapere da Gesù quali azioni deve fareper accontentare Dio. Ma Gesù dà una risposta inattesa: «Questa è l’opera di Dio: che crediate incolui che egli ha mandato» (v. 29). Queste parole sono rivolte, oggi, anche a noi: l’opera di Dio non consiste tanto nel “fare” delle cose, ma nel “credere” in Colui che Egli ha mandato. Ciò significache la fede in Gesù ci permette di compiere le opere di Dio. Se ci lasceremo coinvolgere in questo rapporto d’amore e di fiducia con Gesù, saremo capaci di compiere opere buone che profumano diVangelo, per il bene e le necessità dei fratelli.

Il Signore ci invita a non dimenticare che, se è necessario preoccuparci per il pane, ancora più importante è coltivare il rapporto con Lui, rafforzare la nostra fede in Lui che è il «pane della vita», venuto per saziare la nostra fame di verità, la nostra fame di giustizia, la nostra fame di amore.

UN UMANESIMO VERO, SENZA CRISTO, NON ESISTE

Il 6 agosto, Festa della Trasfigurazione, ricorreva il 40° anniversario della nascita al cielo del Beato Paolo VI che sarà proclamato Santo da Papa Francesco il prossimo 14 ottobre. Ricordiamo questo grande Papa del nostro tempo con un brano tratto dal suo messaggio in occasione del Natale del 1969

PAPA FRANCESCO: LA CHIESA CONDANNA IL PECCATO MA ABBRACCIA IL PECCATORE:

          La Chiesa condanna il peccato, perché deve dire la verità, ma nello stesso tempo abbraccia il peccatore che si riconosce tale offrendogli la misericordia infinita di Dio. [...] Toccati da una così grande benevolenza lasciate il vostro cuore esprimersi: è vero, Signore! Io sono un peccatore, una peccatrice; mi sento così e lo sono. Mi sono smarrito. In mille maniere sono fuggito dal tuo amore,però sono qui un’altra volta per rinnovare la mia alleanza con te. Ho bisogno di Te. Riscattami dinuovo Signore! Accettami, ancora una volta, tra le tue braccia redentrici. [...] Nessuno è escluso dall’amore del Padre né dalla sua misericordia [...] Agli occhi di Gesù, nessuno è perso per sempre, ci sono solo delle persone che devono essere ritrovate, e Gesù ci spinge a uscire per andare a cercarle.

(Messaggio allincontro delle Équipes Notre-Dame a Fatima, 20 luglio)

PAPA FRANCESCO: "UN CAMMINO DI LIBERAZIONE"

 Dio non ci vuole schiavi di una legge, ma liberi come figli. È un’esperienza che non dipende da quello che pensiamo di poter dare a Lui, ma dall’accogliere la sua grazia, “la vita stessa fatta carne”.

 Udienza generale, 27 giugno.

La vita cristiana è anzitutto la risposta grata a un Padre generoso. I cristiani che seguono solo dei “doveri” denunciano di non avere una esperienza personale di quel Dio che è “nostro”. Io devo fare questo, questo, questo … Solo doveri. Ma ti manca qualcosa! Qual è il fondamento di questo dovere? Il fondamento di questo dovere è l’amore di Dio Padre, che prima dà, poi comanda. Porre la legge prima della relazione non aiuta il cammino di fede. Come può un giovane desiderare di essere cristiano, se partiamo da obblighi, impegni, coerenze e non dalla liberazione? Ma essere cristiano è un cammino di liberazione! […] Noi non ci salviamo da soli, ma da noi può partire un grido di aiuto: “Signore salvami, Signore insegnami la strada, Signore accarezzami, Signore dammi un po’ di gioia”. […] Dio non ci ha chiamati alla vita per rimanere oppressi, ma per essere liberi e vivere nella gratitudine, obbedendo con gioia a Colui che ci ha dato tanto, infinitamente più di quanto mai potremo dare a Lui.   Leggi il testo integrale della Catechesi di mercoledì 27 giugno 

PAPA FRANCESCO: «L’AGIRE SOMMESSO MA POTENTE DI DIO»

Papa Francesco ci ricorda che il protagonista dell’evangelizzazione è lo Spirito Santo. Senza la Sua opera anche i “piani pastorali perfetti” falliscono. Occorre “entrare nella logica della imprevedibilità di Dio, che supera i nostri progetti, i nostri calcoli, le nostre previsioni”, poiché Lui è “il Dio delle sorprese”.

Egli agisce “dentro le pieghe di vicende personali e sociali che a volte sembrano segnare il naufragio della speranza”, per questo “occorre rimanere fiduciosi nell’agire sommesso ma potente di Dio”.

LEGGI ALCUNI BRANI DA DUE RECENTI INTERVENTI DEL PAPA

PAPA FRANCESCO:

L’INCONTRO CON LA CARNE DI CRISTO

Riportiamo di seguito due brani tratti da due interventi del Papa pronunciati nei giorni scorsi.

Nel primo testo il Santo Padre ribadisce l’essenziale dell'esperienza cristiana: non un’idea o una morale, ma l’incontro con la carne di Cristo.
Nel secondo testo Francesco mette in evidenza come l'allontanarsi da questo incontro fa perdere la libertà, perché fa tornare prigionieri degli schemi del mondo, come succede a un gruppo o a una Comunità cristiana, quando si allontana dall’incontro con Gesù e si affida ad altri criteri, estranei all’esperienza del rapporto con Lui.
Sono due passaggi decisivi per il cammino della nostra comunità di San Girolamo.

INTERVISTA ALL'ECO DI BERGAMO, 24 maggio.
Il Cristianesimo non è un ideale da seguire, una filosofia cui aderire o una morale da applicare. È anzitutto un incontro con Gesù Cristo che ci fa riconoscere nella carne dei fratelli e delle sorelle la sua stessa presenza. La Scrittura continuamente ci invita a superare il legalismo e l`esteriorità per condurci al cuore del Vangelo: “Ogni volta che avete fatto queste cose a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l`avete fatto a me”. La carne del fratello è la carne di Cristo che si presenta a me oggi, qui! È andare a dividere il pane con l`affamato, curare gli ammalati, gli anziani, quelli che non possono darci niente in contraccambio, ma proprio niente.

OMELIA A SANTA MARTA, 29 maggio.
È semplice il modello di santità ma non è facile essere santi […]. La chiamata alla santità, che è la chiamata normale, è la chiamata a vivere da cristiano, cioè vivere da cristiano è lo stesso che dire “vivere da santo”. Tante volte noi pensiamo alla santità come a una cosa straordinaria, come avere delle visioni o preghiere elevatissime. Addirittura alcuni pensano che essere santo significhi avere una faccia da immaginetta. Invece essere santi è un’altra cosa […] Pietro spiega chiaramente cosa significa camminare sulla santità: “Ponete tutta la vostra speranza in quella grazia che vi sarà data quando Gesù Cristo si manifesterà”. Perciò camminare verso la santità è camminare verso quella luce, quella grazia che ci viene incontro […] è essere in tensione verso l’incontro con Gesù Cristo. […] Nella lettera ai Romani Paolo […] dice: non entrate – lì la traduzione è “non conformatevi, non entrate negli schemi”: questa è la traduzione corretta di questo consiglio – negli schemi del mondo, non entrate negli schemi, nel modo di pensare mondano […] perché questo ti toglie la libertà. […] Quando noi torniamo […] al modo di vivere che avevamo prima dell’incontro con Gesù Cristo o quando noi torniamo agli schemi del mondo, perdiamo la libertà.

 

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